Bioplastica dai fanghi di depurazione? Con B-Plas Demo si può

A Faenza (RA) il primo impianto sperimentale che produrrà bioplastica a partire dai fanghi di depurazione

26 luglio, 2019. E’ in attesa di autorizzazione il primo impianto sperimentale per la produzione di PHA a partire da rifiuti alimentari e fanghi di scarto: si tratta del progetto B-PLAS Demo, che nasce dalla collaborazione fra l’Università degli Studi di Bologna e Caviro Extra, in joint venture con il centro di ricerca spagnolo AIJU e l’ungherese Pannon Pro Innovation, finanziato da EIT Climate-KIC.

Cosa sono i PHA?

Come apprendiamo dalla nota diffusa da Caviro Extra, i PHA sono una plastica biologica e biodegradabile, adatta per imballaggi, articoli monouso, stampa 3D e altro ancora: un ulteriore step verso la valorizzazione completa degli scarti della  filiera agro-alimentare. B-PLAS Demo mira a produre PHA utilizzando il carbonio residuo contenuto nei fanghi derivanti da impianti di trattamento pubblici e privati -produzione di biogas,  lavorazione tradizionale delle acque reflue, impianti di fermentazione – tramite una serie di tecnologie semplici e affidabili, dal costo contenuto.

Attualmente la bobina di bioplastica più economica costa più di 30 €/kg, i pellet oltre i 4 €/kg: questa nuova tecnologia consentirebbe di ottenere PHA a prezzi estremamente competitivi, generando un prodotto di alta qualità a partire da scarti di lavorazione: la bioplastica biobased ottenuta sarà compostabile e potrà tornare all’interno del ciclo produttivo.

Uno degli scenari tracciati da B-Plas è addirittura quello di produrre in casa oggetti in bioplastica contando sull’appoggio del mondo dei costruttori e della tecnica stampa in 3D. 

Il vantaggio di questa tecnologia – sottolinea Cristian Torri, responsabile del progetto – è che nonostante la bioplastica prodotta abbia un valore molto elevato, il costo di produzione è ridotto perché vengono usati materiali che normalmente le grandi industrie scarterebbero.

L’impianto presentato durante il learning event nella sede di Caviro Extra – e ospitato nello stabilimento faentino dell’azienda – è pronto per la fase di test e attende unicamente l’autorizzazione finale per raccogliere dati operativi sul processo: ancora una volta industria e ricerca vanno a braccetto, tracciando nuove rotte in grado di coniugare circolarità, sostenibilità e business.

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